
Misfatti quotidiani
Dopo aver incontrato, in palestra, P.P. ex compagna di classe con una cazzimma che ancora sento sulla pelle (brividi!!!), torno a casa consapevole che la giornata non può finire peggio di come è iniziata. Ed è a casa che ho una folgorazione: non mi piace la gente che non si fida di me. Ottimo. Io che dico di conoscermi così poco, dovrei essere felice se porto a casa qualche certezza in più su quel che amo o non amo. Non che pretenda fiducia illimitata da tutti, ma ho la consapevolezza che quando si entra in certi vortici di diffidenza, difficilmente se ne esce, ci saranno sempre ombre e disagi nella comunicazione. E io avverto chiaramente -oggi -quanto faccio fatica a comunicare se mi si vede diversamente da quella che sono. Sarà un mio limite, sia chiaro. Ma non riesco a dimostrare chi sono, non riesco a faticare per dimostrarlo. Perché parto dall’assunto di base che non va dimostrato nulla, nelle comuni relazioni a due. No: è come cominciare la mattinata col piede storto. Si sbaglia verso. Non è un buon inizio. Scarto una golia, dovrei ancora pranzare e mi rendo conto che sono affaticata. E non dipende dal misero quarto d’ora che ho fatto sulla ciclette.
Ora di certo spunterà un anonimo a scrivermi che il mio essere è un concetto così estemporaneo che va alimentatato da continue rivalutazioni. E magari salta fuori pure Max Weber e una me di plastica che inevitabilemnte è soggetta a diffidenza. Ma chi se ne fotte.
Io mi arrendo.
Chest so. (per la traduzione rivolgersi a Max, grazie).
Grandine di umana inconsistenza: paradossi e ossi duri.
Mi piace il profumo delle mandorle dolci.
Pensavo di rivestirmi il Cuore di mandorle dolci.
E di annusarlo per riempirmi.
Di un cuore dolce e profumato.