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apsara@inwind.it

Sto leggendo

Tropico del capricorno (H.Miller), Primavera nera (H.Miller), Di cosa parliamo quando parliamo d'amore (Carver),Sono nata il 21 a primavera (A.Merini), Sarah (J.T Leroy), Storie di ordinaria follia (C. Bukowski), Altà Fedeltà (N.Hornby), Quando avevo 5 anni mi sono ucciso (H.Buten), I monologhi della vagina (Eve Ensler), Il danno (J.Hart), La ragazza di nome Giulio (M.Milani), Dianectis (Hubbard), I racconti del vecchio Antonio (Subcomandante Marcos), Il cacciatore di aquiloni (Khaled Hosseini), Blackout (G.Morozzi), C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo (Efraim Medina Reyes), Esco a fare due passi (F.Volo), E' una vita che t'aspetto (F.Volo),Il giorno in più (F.Volo), Un posto nel mondo (F.Volo)

Ho visto

Principalmente TUTTI i film del mio regista preferito: Almodovar.
Poi: Mulholland Drive, American Beauty, L'amante, La stanza del figlio, Fino a farti male, Arancia Meccanica, L'esorcista, Il silenzio degli innocenti, Lolita, Il colore viola,Il danno, Cronaca di un amore violato,Shrek 1-2-3,Pomodori Verdi Fritti alla Fermata del Treno,Canone Inverso,Il fantastico mondo di Amalie,Frankenstein di Mary Shelley,Memorie di una Gheisha,Il Primo Cavaliere,Piano Solo,Il the nel deserto, Jude, The Dreamers, Il cacciatore di aquiloni...E poi...e ho visto due donne picchiarsi per un uomo...con questo penso di aver visto tutto!

Sto ascoltando

N.Young, J.Buckley, Diamanda Galàs, Sparklehorse, Nick Cave and the bad seeds, Afterhours, U2, Perturbazione, Radiohead, Gianna Nannini, Moby, Sade, Moltheni, Pino Daniele, Damien Rice, Franco Battiato, Claudio Baglioni, Blonde Redhead, Lou Reed, Tiromancino, Leonard Cohen, David Gray, Miles Davis, Rino Gaetano, Amy Winehouse, Radiodervish, Negramaro, Colonna sonora The rocky horror picture show, David Bowie, Pink Floyd, Portishead, Modena City Ramblers, Colonna sonora Canone Inverso, Sigle Cartoni Animati.

Vorrei tanto

Saper accettare le ciambelle senza buco!

 

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domenica, 21 giugno 2009>

Face to face


Come stai? Non mi rispondere bene grazie. Non ci credo più a questo riflesso condizionato. Ora lo so, conosco il tuo patto col diavolo. Eri così piccola, come potevi saperlo!! Volevi solo essere la migliore, mantenere il ruolo, difenderlo. E’ allora che hai imparato a non piangere. Te lo ricordi? Ma oggi puoi. Stai diventando grande ed i grandi sanno piangere. Possono piangere. Guardati. Stai imparando a dire si, a dire no. Ricordi quando eri immobile? Paralizzata in una macchina di gesso. Ora puoi correre, non devi avere paura. E’ tutto così labile,  così istantaneo, così fragile. Ma tu rimani in piedi. Tu ci sei. E puoi andare avanti, correre, rallentare. Respirare. T’abbraccio. Nella tenerezza di due che non si vedono da tanto tempo. Eppure eri qui. Così vicina. Così nascosta sotto queste macerie del passato.Così impaurita, così silenziosa. Tu che potevi saperne che ti avrebbero seppellita viva, sotto l’amore di mamma e papà!! Sotto il Niente. Eri così piccola. Ora però guardati. Stai diventando grande.

E puoi.

“Sono pronta a fare di tutto
perché non mi voglio ancora arrendere
Ma starò bene ,
se non mi soffermerò troppo
a pensare a tutto ciò che ho perso
e se avrò la pazienza di aspettare
che il tempo scorra nella mia stanza”



 

 

sabato, 30 maggio 2009>

Delle parole che ci sono


Ciao.

Ti chiedo se la consapevolezza è un punto di forza. Mi sono messa in mano questo pezzo di me. Eppure, sai, io ho così paura. Tu mi aiuti a diventare più Vera, e io mi sento più Fragile.  Vado indietro. E tu mi dici che è un andare avanti. Ho capito, grazie a te, il significato di tutti quegli specchi. Sparsi ovunque. E’ scomoda quella sedia. Bollente. Anche quando accavallo le gambe, lascio scie di profumo, fingendo la padronanza della situazione. Io sto scomoda e sono scomoda. E tu lo sai.

Per me non lo è un punto di forza. Ti rispondo. Hai ragione, mi son detta l’ennesima cazzata. E dovrei pure cambiare l’abito di scena. So anche questo. Ma non ci riesco. Non ci riesco. Non ci riesco. Poi qualcosa entra dentro, a ferire, bruciare. Ed esco da quella stanza così responsabile. Piena di gente intorno, senza il desiderio di nessuno. Mi son coperta di neve, sull’asfalto bollente. Disegnandomi questo contorno. Che dovrebbe farmi bene, voglio crederti. Entro in un negozio di costumi, credendo che quello viola mi ridarà colore. Eppure, eppure. Eppure. Poi parlo al telefono di catenacci e chiavi. Cazzate, non metafore. Mi muovo, corro. Penso a cosa indossare mercoledì. A cosa raccontarti venerdì. Penso ad  una sporgenza così poco familiare e nuda, adesso. Esattamente come me.

Mi viene da chiederti semmai Potrò. Ora che ho definito i miei limiti. Cresco. Stavolta cadendo. E non sempre in piedi. Sto smettendo di fare la gatta.

E’ tutto in loop. M’imbarazzo.

Forse partirò da qui.



 

 

domenica, 17 maggio 2009>

Pezzi d'adolescenza

L’intenzione era quella di sistemare camera.

Poi, sono sprofondata tra scatole di ricordi, foto, lettere, biglietti di vecchi concerti, di cinema, di viaggi, sassi e scontrini. Passato, insomma. Un bel po’ di roba veniva da lei, quella che dai 14 ai 20 anni si è definita la mia migliore amica. Titolo e arco di tempo condiviso comportano, inevitabilmente, la presenza di molti ricordi nella mia camera, sotterrati nelle mie scatole. Quando un rapporto finisce in modo brusco, qualsiasi sia la natura di quel rapporto, istintivamente il ricordo della fine prende il sopravvento su tutto il resto. Infatti, io, per molto tempo, ho ricordato solo quella serata del cazzo al ristorante cinese, la più subdola e teatrale che abbia vissuto nella mia esistenza. Oggi, se avessi saputo lo show che si tramava alle mie spalle, l’avrei serenamente sbattuta con la testa nel piatto di riso alla cantonese. All’epoca però non potevo immaginare, avevo una visione tutta rosa dell’amicizia, soprattutto della nostra. Avevo la convinzione matematica che lei ci sarebbe stata per sempre, in tutti gli eventi importanti della mia vita. Non possedevo, ancora, il concetto di Limite. Beata adolescenza. Ancora oggi, che posso definirmi anagraficamente adulta, non so se quella sera è stata frutto di un suo isterismo latente, che la portava ad immaginare cose inesistenti o se, invece, tutto è stato causato dal suo ragazzo dell’epoca che aveva una gelosia cronica del nostro rapporto e che aveva potuto tranquillamente architettare un piano diabolico contro di me. Fatto sta che lei, quando era innamorata, aveva una visione totalitaria dell’amore e questo l’ha potuta portare, istintivamente, a credere ad una storia assurda, che ovviamente eliminava me dalla sua vita.

Ci ho sofferto e molto. Per mesi e mesi. Poi,essendo un’orgogliosa cronica (lo ero anche in età tenera), eliminai anche gli amici in comune, perché non avevo intenzione di gettarmi in una battaglia della verità. Devo dire che per circa un anno ho anche atteso le sue scuse, ipotizzandola in lacrime, dopo essersi resa conto di quanto avesse sbagliato con me. Ho atteso una chiamata, un'email, un sms. Qualcosa. Scuse, scuse prima di tutto. Adesso so che non è valsa la pena soffrirci così tanto. Ma si sa: l’adolescenza è fatta di strappi e sofferenze e quella Fine per me è stata sia lo strappo che la sofferenza. Era il mio turno. Il turno della delusione, dello scontro con una realtà che l'onnipotenza adolescenziale non ti rende possibile ipotizzare. Però, poi, superata quella fase, la vita mi ha dato rapporti di amicizia meno plateali, ma sostanzialmente più veri. Che sono sopravvissuti al tempo, alla distanza. Rapporti maturi, sinceri, senza teatralità e paroloni. Persone che ci sono state negli eventi importanti della mia vita con discrezione,calore, condivisione, pur non avendo un titolo preferenziale.

Guardando quella scatola dei ricordi ho provato un grande senso di tenerezza. Per quei momenti. Per la mia adolescenza. Di cui lei, a prescindere dalla fine del cazzo, ha fatto parte. Tutte le cose più folli capitatemi in quel periodo sono state frutto dell’estro che ci accomunava. Frutto della nostra amicizia. Che forse inevitabilmente sarebbe sfumata nel tempo per altri motivi: per la Differenza che sostanzialmente c’era tra di noi. Magari col tempo mi sarebbe stato insopportabile quel suo continuo giudicare le persone in base al numero di viaggi fatti, ai soldi posseduti. O non avrei più sopportato quei suoi compleanni-show,  o quelle riunioni di famiglia che facevano di ogni piccola questione un grande problema, o quel suo annullarsi nella storia di turno. Crescendo, magari, ci saremmo guardate in faccia, oltre il titolo di migliore amica che ingenuamente c'eravamo date tra i banchi di scuola, e non ci saremmo piaciute. Chissà.

Oggi comprendo che alcuni eventi della nostra vita, casuali o meno che siano, rappresentano comuque una svolta. Piccole cose ci costringono a svoltare un angolo, soprattutto quando sembra che non sia nostra intenzione svoltare, cambiare strada.

Ma è inevitabile che sia così. E staccarsi da alcune persone, dal ruolo che queste hanno nella nostra vita, ci aiuta, inevitabilmente ad essere un po’ più noi stessi.

Oggi sono io. Frutto anche di un adolescenza folle.

E posso dire, tra le tante cose, di aver avuto anche una migliore amica con la quale passeggiavo mano nella mano, parlavo ore e ore al telefono o davanti ad una busta d crick e crock, un’amica che sentiva la musica come me e con me, quella con cui sono andata al mare con un motorino senza benzina, quella con la quale ho scoperto la discoteca, quella che mi ha accompagnato all’aeroporto la prima volta, per la follia del momento, quella con cui -su due tacchi vertiginosi -ho gettato dei palloncini in un cortile, correndo per non farmi sgamare, quella con cui ho fatto il taglio dei capelli rivoluzionario, la prima lampada, le ore piccole, lo scambio dei vestiti. Quella con cui ho bevuto latte e mela, dicendo che mi piaceva per non darle un dispiacere.