Racconto Notturno
Nella notte Lei chiese all’Uomo Nero: “Cosa significa politropo?”
Non lo so, rispose Lui.
E io che pensavo che sapessi tutto, disse Lei.
C’è sempre da imparare, in un letto ad una piazza. E anche in uno più grande e vuoto.
C’è da imparare da una notte larga, larga come le gambe di una donna che non ha paura.
C’è da imparare,da una vita che ha il profumo delle mandorle dolci.
Le mani le riescono ancora a tremare per l’emozione. Ci pensa, Lei.
Ha 28 anni e 25 giorni. Oggi. Vuole essere, ancora, la più piccola, la più qualcosa.
Si sveglia con questi numeri in testa, ed il sangue vivo tra le gambe.
Vivo e rosso, come i suoi pensieri.
Si sveglia insieme ad Ulisse.
E si sente meravigliosamente politropa, proprio come lui.

Pleonasticamente
L’anno è cominciato nel modo più emblematico possibile.
In fondo/in fondo non potevo chiedere di meglio, da una certa angolazione.
Tanto fumo bianco, che quasi sembrava di stare in paradiso. Ed il ritrovarsi, lì dentro, per dirsi di non aver paura.
Ed un articolo su un giornale, che ha fatto il suo rumore.
Un pazzo 40enne che mi invita alla rivoluzione.
E quelle mani. A disegnare la curva del seno, dipingendola perfetta.